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Gli esperti consigliano:

 

In questa sezione troverete alcune considerazioni scritte da esperti del settore acqua. Lo scopo e' quello di informare gli utenti fornendo i diversi pareri per una maggiore consapevolezza dell'acqua che beviamo.

I sistemi di depurazione domestici

Come mantenere l'igiene dell'acqua del rubinetto

Come mantenere l'igiene dell'acqua del rubinetto

(per gentile concessione del Dott. Massimo Labra - Universita' degli studi di Milano-Bicocca)

L’acqua che sgorga dal mio rubinetto è buona? E’ questa la domanda che ciascuno di noi si pone. I gestori dei servizi idrici e le ASL di competenza, che hanno l’obbligo per legge (DL31 del 2001) di controllare l’acqua distribuita nella rete cittadina, rassicurano gli utenti evidenziando che l’acqua al contatore viene consegnata in condizioni “idonee al consumo umano” sia dal punto di vista microbiologico che chimico-fisico. Analisi e controlli vengono eseguiti con frequenza giornaliera. L’acqua di rete è quindi controllata e sicura.

Dove possono emergere i problemi ? A casa nostra. E’ infatti bene sottolineare che il servizio idrico è responsabile della qualità dell’acqua  sino al contatore; la rete interna di ciascuna abitazione, palazzo, azienda è di pertinenza del proprietario o del gestore dell’immobile.

La domanda che ciascun utente si pone è cosa può accadere all’acqua mentre scorre nella propria rete idrica. Contaminazioni chimiche? microbiologiche? Non è semplice rispondere a questo quesito anche perché vi sono realtà molto differenti. Va tuttavia precisato che le abitazioni più recenti sono generalmente dotate di tubazioni in materiali inerti che non rilasciano composti chimici pericolosi. Possiamo quindi affermare che a meno che non vi siano guasti, rotture di tubazioni ingenti, la rete idrica domestica non altera chimicamente la qualità dell’acqua.
I reali problemi si possono riscontrare dal punto di vista dei batteri. Si sottolinea che per legge l’acqua deve presentare elevati standard di qualità microbiologica e per garantire questo vengono effettuate procedure di disinfezione come la clorazione. La quantità di cloro usata dagli acquedotti è assolutamente al di sotto dei limiti previsti dalla legge e comunque sufficiente a garantire che l’acqua giunga nelle nostre casa senza batteri.

I problemi possono sorgere se nella nostra rete domestica vi sono “serbatoi di batteri. Uno di questi potrebbe essere l’autoclave che viene comunemente usata, soprattutto a livello di condomini di dimensioni consistenti, per ottenere un incremento della pressione idrica nell’impianto. Le autoclavi sono generalmente dotate di un serbatoio di accumulo che, se non viene opportunamente pulito con una manutenzione periodica, rischia di essere un possibile bacino di batteri. E’ quindi necessario eseguire una buona pulizia sia dei filtri defangatori, sia del serbatoio di primo accumulo. E’ consigliabile eseguire un vero e proprio intervento di disinfezioni con specifici prodotti antibatterici di modo che si possano eliminare tutte le fonti di infezioni, inclusa la presenza di eventuali batteri sporigeni.


L’altro punto chiave da controllare e pulire con frequenza è il frangigetto. La reticella del frangigetto, soprattutto quando ostruita da depositi di calcare è la sede preferita dei batteri. Si tratta infatti di un ambiente sempre umido e al tempo stesso a contatto con l’aria dove si possono sviluppare diversi tipi di batteri che a nel tempo originano veri e propri biofilm. Si consiglia quindi di pulire con frequenza settimanale, se non giornaliera, il frangigetto di modo che non vi siano ostruzioni e che l’acqua possa scorrere liberamente.
Un discorso analogo si può fare per i soffioni delle docce e per qualsiasi elemento della vostra rete che possa mettere acqua rafferma a contatto con l’aria.


Se seguirete queste poche regole, l’acqua di qualità fornita dall’acquedotto, passerà indenne il suo cammino anche nella vostra rete domestica, senza alcuna alterazione chimica o microbiologica.
 

 

I sistemi di depurazione domestici

(per gentile concessione della Dr.ssa Silvia Sironi - Universita' degli studi di Milano-Bicocca)

Nel linguaggio comune l’espressione “depuratori d’acqua” si utilizza per indicare gli apparecchi destinati al trattamento dell’acqua potabile, ma per la legge italiana questa non è una definizione corretta. E’ infatti riportato nell’articolo 3 del D.M 443/90 che: “nessuna apparecchiatura destinata alla correzione delle caratteristiche chimiche, fisiche o microbiologiche delle acque potrà essere propagandata o venduta sotto la voce generica di “depuratori d’acqua” ma solo con la precisa indicazione della specifica azione svolta (es. addolcitore)”. Sui fogli illustrativi di questi sistemi la nuova dicitura è “apparecchiature ad uso domestico per il trattamento di acque potabili”. Sulla base di questa considerazione qualsiasi apparecchio che non risponde a tale regolamento dovrà essere considerato non a norma di legge.

Cosa fanno le “apparecchiature ad uso domestico per il trattamento di acque potabili”

Gli impianti di trattamento domestico delle acque sono in grado di modificare alcune caratteristiche dell’acqua come la durezza e di rimuovere eventuali composti chimici indesiderati.
La scelta del sistema di trattamento domestico da adottare deve essere effettuata in modo oculato in quanto si rischia di avere l’effetto opposto e peggiorare la qualità dell’acqua. Un semplice esempio è l’applicazione di addolcitori per un’acqua già leggera (15 -20 °F); in questo caso si rischia di abbassarne eccessivamente la durezza e di ottenere un acqua priva di calcio e magnesio che sono essenziali per il metabolismo dell’uomo.

Sistemi con filtri domestici a carboni attivi

Questi filtri contengono carbone attivato, di origine vegetale o minerale che riesce a trattenere molti inquinanti chimici (sali e ioni in generale) ma anche pesticidi e solventi industriali, e ad eliminare dall’acqua il cloro e i cattivi sapori da esso provocati. I filtri a carbone attivo non hanno tuttavia effetto sui batteri, sui nitrati e i nitriti. Per evitare la proliferazione batterica in alcuni casi i filtri vengono addizionati con un composto a base di argento che ha proprietà battericide. Spesso si ricorre a sistemi di disinfezione a base di raggi UV, ozono o argento che deve agire sul filtro stesso al termine della filtrazione. In assenza di tali sistemi, bisogna avere cura del filtro, tenere l’apparecchio in un luogo fresco, cambiare il filtro frequentemente e seguire attentamente le istruzioni presenti sul prodotto.

Sistemi basati su filtri portatili

La brocca per filtrare l’acqua è il filtro portatile più comune ma non per questo il più efficace. Riempiendo la parte superiore della brocca l’acqua scende in pochi secondi nella parte sottostante passando attraverso il filtro e rimanendo così pronta per il consumo. Il filtro solitamente è a base di carbone attivo: il carbone attivo assorbe calcio, magnesio, cloro, pesticidi e agenti inquinanti organici migliorando l’odore e il sapore dell’acqua. Tuttavia, per evitare la proliferazione batterica, è consigliabile tenere la caraffa piena in frigorifero e consumare l’acqua in giornata, sostituire i filtri con la giusta frequenza e non lasciare acqua residua nella caraffa per lungo tempo.

Sistemi ad osmosi inversa

L’osmosi inversa è un processo in cui viene forzato, mediante una certa pressione, il passaggio di molecole da una soluzione più concentrata ad una meno concentrata. Il passaggio dell’acqua attraverso una membrana semipermeabile per osmosi inversa consente lo spostamento di alcune sostanze indesiderate attraverso la membrana in una sorta di serbatoio dove vi sono molti soluti. L’acqua del rubinetto viene così separata in due flussi: l’acqua purificata da una parte e l’acqua scartata, ricca di sali e soluti in genere, dall’altra. I filtri a osmosi inversa sono ideali per abbattere metalli pesanti, agenti chimici, inclusi nitrati e nitriti, e minerali e migliorare odore e sapore dell’acqua di rubinetto. Risultano efficaci anche per acque con durezza elevata.

Sistemi di filtrazione verticale

In commercio sono disponibili apparecchiature “chiuse” di filtrazione, spesso combinate con sistemi di gasatura delle acque. Molti di questi hanno semplici filtri a carbone attivo e quindi hanno un ruolo analogo alle caraffe; tuttavia alcuni sono dotati di lampade UV disinfettanti che migliorano la qualità microbiologica dell’acqua e comunque riducono il rischio di contaminazione. Alcuni di questi sistemi di trattamento hanno filtri speciali specifici per trattenere i metalli o specifici elementi. È spesso importante capire quali sono le loro caratteristiche e scegliere il più idoneo in base alla composizione dell’acqua che si intende trattare.

Addolcitori

Tra le apparecchiature ad uso domestico per il trattamento delle acque potabili vi sono quelle progettate specificatamente per agire sulla durezza dell’acqua; queste sono dette addolcitori e svolgono un azione di decalcificazione delle acque. Attraverso l’addolcimento gli ioni calcio Ca++ e magnesio Mg++, presenti naturalmente nell’acqua e responsabili della formazione del calcare, vengono sostituiti con ioni sodio Na+: l’acqua, privata del carbonato di calcio, perde la sua durezza iniziale diventando “più dolce”. Un addolcitore viene tuttavia richiesto solo quando l’acqua è veramente dura, in generale superiore a 40 – 50 °F. Se si applica un addolcitore ad un acqua mediamente o poco dure si rischia di rendere l’acqua poco salutare sia per la sua scarsità di ioni calcio e magnesio (importanti soprattutto per bambini e anziani) sia perché alcuni materiali (parti dell’impianto o stoviglie) a contatto con acqua troppo addolcita rilasciano elementi in sospensione che possono contaminare l’acqua. Tra le tecnologie maggiormente impiegate per l’addolcimento delle acque domestiche vi sono i filtri domestici a scambio ionico. I filtri a scambio ionico riescono anche a eliminare nichel, bario, cobalto e altri metalli pesanti, non agiscono invece verso solventi organici e altri contaminanti simili. 

Tabella riassuntiva di depurazione

 

 

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